Home icon Home»URCa News»Sud Africa 2010 News
Sud Africa 2010 News

Condividi questo articolo su...


Finale: Olanda - Spagna 0-1
Scritto da Fabrizio Alla   

spagna_campione.jpg

 

Dall'Italia alla Spagna, regna comunque il calcio latino, e al sorriso impazzito di gioia di Fabio Grosso si sovrappone l'urlo di Andres Iniesta. E' lui, il castigliano che gioca nel Barcellona, esempio perfetto d'integrazione ed oggi uomo-simbolo di tutti gli spagnoli uniti sotto una sola bandiera, l'uomo che fa entrare la 'Roja' nella storia. Le regala il primo titolo iridato con un gol di destro a quattro minuti dalla fine dei supplementari. Stavolta non c'e' stato bisogno di finire ai rigori. Il conto e' stato chiuso a quattro minuti dalla fine dei supplementari, con un gol dell'asso del Barca, poi la Spagna ha resistito all'Olanda eterna cicala del Mondiale e, ottenendo il suo quinto successo di misura consecutivo in Sudafrica, ha conquistato il suo primo titolo.

Poi si e' messa la maglia rossa con la stella per andare a ricevere la Coppa dalle mani di Sepp Blatter, che stavolta ha deciso di premiare lui (non come a Berlino) la Nazionale vincitrice. Giusto cosi', per questa Nazionale da tempo la migliore del pianeta anche se stasera non ha brillato, come peraltro gli olandesi, bloccata da quella paura di scoprirsi che spesso caratterizza le finali. In questa serata i brividi piu' intensi, e un'emozione collettiva, piu' che il calcio li ha regalati l'apparizione di Nelson Mandela nella cerimonia di chiusura. In ogni caso, e tornando al pallone, e' arrivato il trionfo spagnolo da molti pronosticato, anche se non nel modo che ci si attendeva, ovvero attraverso il gioco. Ma e' bastato segnare il solito gol che prima o poi arriva sempre, e questa squadra, con un altro 1-0, ha scalato la piramide e conquistato il Mondiale dopo l'Europeo del 2008 a Vienna. Tutto cio' grazie ad una fioritura di campioni, una generazione d'oro che ha fatto tesoro e messo a frutto gli insegnamenti proprio dei maestri olandesi. Michels, Cruijff, Van Gaal, Beenhakker, Hiddink, Rijkaard: vengono tutti dai Paesi Bassi ma il successo della Spagna, ed il suo calcio d'attacco spesso interpretato con maestria, sono stati il frutto del loro lavoro tra Madrid, Barcellona e Valencia.

Nei tempi regolamentari, e prima dei supplementari giocati soprattutto a nervi tesi (con l'Olanda in dieci per gli ultimi 11' per doppio giallo a Heitinga), le due squadre, troppo consapevoli dell'importanza della posta in palio, si erano annullate a vicenda pur cercando di giocare al calcio. Il problema e' pero' che il nervosismo tracimava a volte in interventi con troppa irruenza, specie da parte degli olandesi, che costringevano l'inglese Howard Webb a tirare spesso fuori il cartellino giallo: nei primi 57' di gioco c'erano ben sette ammoniti (cinque gli arancione), ma non si puo' dire che l'arbitro fosse stato severo. Anzi, tutt'altro, perche' in due circostanze era sembrato fin troppo benevolo: prima con Van Bommel, che appena al 22' avrebbe meritato il rosso diretto per un brutto fallo su Iniesta; e poi con De Jong, che con troppa foga era entrato a mezza altezza colpendo in pieno petto con il piede Xabi Alonso. I falli, piu' che il gioco, erano stati la costante del primo tempo tempo, assieme ad un atteggiamento dell'Olanda ben diverso da quello della Germania in semifinale contro il gioco ragionato e fatto di trame fitte degli spagnoli.

Gli uomini del ct Van Marwijk, per nulla intimoriti, avevano risposto con un pressing asfissiante e cercando a loro volte di proporre gioco. In piu', visto che una finale e' spesso fatta anche di dettagli, avevano fatto estrema attenzione sui calci piazzati, punizioni e corner, agli inserimenti dei difensori spagnoli; correndo comunque dei rischi, visto che Sergio Ramos avrebbe potuto segnare gia' al 5' con un colpo di testa su punizione dell'onnipresente Xavi. Gli unici altri brividi erano provocati da una restituzione di palla agli spagnoli, con il tocco di Heitinga che, complici un rimbalzo sul terreno e lo Jabulani, stava per sorprendere Casillas, costretto alla deviazione in corner; ed un bel diagonale di Robben nel recupero. Nella ripresa l'Olanda, alla terza finale mondiale persa in altrettante occasioni, confermava la propria vocazione allo scialo con il suo uomo piu' dotato, quel Robben su cui Casillas interveniva di piede al 21', salvando il risultato e che al 38', ormai solo, non segnava perche' pretendeva di 'scartare' anche il portiere, facendosi invece togliere il pallone. Poco prima Heitinga era invece stato protagonista di un salvataggio su conclusione ravvicinata di Villa. Queste, piu' un altro bel colpo di testa di Sergio Ramos, erano state le emozioni di una finale in cui le squadre si sono soprattutto annullate a vicenda, fino alla fiammata che ha fatto impazzire la Spagna, che questa gioia immensa l'attendeva da troppo tempo.


Olanda (4-2-3-1): Stekelenburg 6; Van der Wiel 6.5, Heitinga 5, Mathijsen 6, Van Bronckhorst 6.5 (15' pts Braafheid s.v.); Van Bommel 5, De Jong 6 (9' pts Van der Vaart 5); Robben 6.5, Sneijder 6, Kuyt 6 (25' st Elia 5); Van Persie 5. (12 Boulahrouz, 13 Ooijer, 14 De Zeeuw, 16 Vorm, 18 Schaars, 19 Babel, 20 Afellay, 21 Huntelaar, 22 Boschker). All.: Van Marwijk 6.

Spagna (4-1-4-1): Casillas 7; Sergio Ramos 7, Piquè 6, Puyol 6.5, Capdevila 6; Busquets 6.5; Pedro 5 (14' st Jesus Navas 6.5), Xavi 7.5, Xabi Alonso 5 (42' st Fabregas 7), Iniesta 8.5; Villa 6.5. (1' sts Torres 6). (2 Albiol, 4 Marchena, 12 Valdes, 13 Mata, 17 Arbeloa, 19 Llorente, 20 Martinez, 21 David Silva, 23 Reina). All.: Del Bosque 8.5.

Arbitro: Webb (Inghilterra)

Rete: nel sts 11' Iniesta

Angoli: 8-6 per la Spagna

Recupero: 2' e 3'; 1' e 2'

Espulso: Heitinga al 4' sts per doppia ammonizione Ammoniti: Van Persie, Van Bommel, De Jong, Van Bronckhorst, Van der Wiel, Puyol, Sergio Ramos, Capdevila e Xavi per gioco scorretto, Robben e Mathijsen per proteste, Iniesta per comportamento antiregolamentare

Spettatori: 84.490 


Condividi questo articolo su...
 
Finale 3°/4° posto: Uruguay - Germania 2-3
Scritto da Fabrizio Alla   

uru_31_672_458_resize.jpgLa Germania della 'Junge Wildè di Joaquim Loew ha conquistato la medaglia di bronzo a Sudafrica 2010 battendo l'Uruguay per 3-2 in una partita intensa e dalle grandi emozioni di cui anche gli uomini del 'maestrò Oscar Tabarez, tuttavia, sono stati degni protagonisti. Il match si è chiuso al 93' con una traversa piena colpita da un grandissimo Diego Forlan. Una beffa del destino, diranno alcuni; ricordando la rocambolesca qualificazione dei sudamericani contro il Ghana, altri penseranno invece che giustizia è stata fatta. Luis Suarez, autore del clamoroso 'manì che in pratica ha sancito l'eliminazione degli africani, stasera è stato fischiato spesso dal pubblico, forse proprio per quel gesto. L'attaccante dell'Ajax ha però risposto con una prestazione maiuscola, al pari di Forlan e dell'onnipresente Fucile. Con un grande Mueller, che assieme a Forlan è ora salito a un affollato primo posto nella classifica dei marcatori, la Germania ha ritrovato anche gioco ed ha offerto il solito mix di freschezza e velocità che invece non aveva mostrato contro la Spagna. La finalina di consolazione è ospitata al Nelson Mandela Bay di Port Elizabeth in una serata piuttosto fredda e piovosa. Tra i tedeschi non c'è Klose, tra i pali spazio a Butt. Il rientrante Mueller è sulla tre quarti con Oezil, stasera un pò in ombra, e Jansen. Dopo la squalifica, gli uruguagi ritrovano Suarez come riferimento offensivo. La partenza è dei tedeschi e proprio Mueller al 3' mette in rete a gioco già fermo. Il giovane trequartista si rifà un quarto d'ora più tardi, quando riprende una respinta di Muslera si tiro dalla distanza di Schweinsteiger e insacca per l'1-0. L'Uruguay non ci sta e comincia a macinare gioco: è preciso e rapido e la Germania soffre. Al 28' Suarez pesca Cavani in area e l'attaccante del Palermo non perdona. Ed è l'1-1. Il gioco prosegue a fasi alterne e Sanchez al 42' si divora un gol fatto. Ci pensa Forlan a portare in vantaggio l'Uruguay con un autentico capolavoro al 6' della ripresa: un destro al volo schiacciato su cui Butt non può niente. Se il portiere tedesco è incolpevole, non altrettanto si può dire di Muslera: l'estremo difensore della Lazio all'11' sbaglia il tempo dell'uscita su Jansen e per l'esterno dei 'Panzer' è un gioco da ragazzi mettere dentro e pareggiare. I ritmi si abbassano e gli spazi tra i reparti si allungano. Sulla gara comincia a incombere lo spettro dei supplementari, ma ci pensa Khedira al 37' ad allontanarlo, mettendo in rete con un perfetto colpo di testa sotto l'incrocio dei pali. C'è quella traversa di Forlan al 3' minuto di recupero a regalare l'ultima emozione, ma poi arriva il fischio dell'arbitro messicano Archundia. Germania terza, con la certezza per Loew di avere gettato le basi per un grande futuro. Uruguay solo quarto, ma squadra convincente e di qualità.

Uruguay (4-3-3): Muslera; Fucile, Lugano, Godin, Caceres; Pereira, Perez (32' st Gargano), Arevalo; Cavani (40' st Abreu), Suarez, Forlan. (12 Castillo, 23 Silva, 6 Victorino, 8 Eguren, 14 Lodeiro, 16 Pereira, 18 Gonzalez, 19 Scotti, 20 A. Fernandez, 21 S. Fernandez). All.: Tabarez

Germania (4-2-3-1): Butt; Boateng, Mertesacker, Friedrich, Aogo; Schweinsteiger, Khedira; Mueller, Oezil (46' st Tasci), Jansen (37' st Kroos); Cacau (27' st Kiessling). (1 Neuer, 12 Wiese, 10 Podolski, 11 Klose, 14 Badstuber, 15 Trochowski, 16 Lahm, 21 Marin, 23 Gomez). All.: Loew.

Arbitro: Archundia (Messico)

Reti: pt al 18' Mueller, 28' Cavani; st, al 6' Forlan, 11' Jansen, 37' Khadira.

Angoli: 12-6 per la Germania

Recupero: 1' e 3'

Ammoniti: Aogo, Friedrich, Perez per gioco falloso; Cacau per fallo di mano.

Spettatori: 36.254. 


Condividi questo articolo su...
 
Spagna campione: lo dice il polpo Paul!
Scritto da Administrator   

Paul ha scelto la Spagna. Il polpo tedesco che ha azzeccato tutti i pronostici dei Mondiali 2010, comprese le due sconfitte della Germania con Serbia Spagna, non è finito cotto al vapore in un letto di insalata e crauti (come molti teutonici avrebbero voluto) ma ha terminato il suo "lavoro" vaticinando la vittoria delle furie rosse in vista della finale di domenica contro l'Olanda. Avrà azzeccato anche questa volta? Sarà il caso di scommettere? In caso contrario, dopo la delusione dei tedeschi, anche molti spagnoli potrebbero augurargli di finire in una ricca "paella" in salsa "roja"...  (Sportlive)


Condividi questo articolo su...
 
Semifinale: Spagna - Germania 1-0
Scritto da Fabrizio Alla   

germania_spagna.jpgFinale inedita per il primo Mondiale africano nella storia del calcio. La giocheranno due squadre che il titolo non l'hanno mai vinto, Olanda e Spagna, che sono anche il simbolo dell'estetica applicata al gioco del pallone, e riconciliano lo spettatore con lo sport più amato e praticato del pianeta: quanto di meglio la Fifa potesse augurarsi. Contro la Germania che aveva rifilato quattro gol all'Inghilterra ed altrettanti all'Argentina di Messi, gli spagnoli ripetono il risultato di due anni fa a Vienna e portano via una vittoria ed una qualificazione meritate, frutto di una superiorità nella manovra a tratti schiacciante. 

Cambia soltanto l'eroe di giornata: stavolta non è Torres, il bomber dalle polveri bagnate che Del Bosque lascia in panchina preferendogli il giovane e sgusciante Pedro; ma il capitano del Barcellona Carles Puyol, simbolo irriducibile di un club e adesso anche di una Nazionale che non mollano mai. Il suo inserimento al 28' st con colpo di testa su corner di Xavi (partita perfetta la sua) è il colpo di genio che consegna alla 'Roja' la partita, dopo che aveva avuto sempre il pallino in mano ma aveva pagato la propria incapacità a concretizzare una mole di gioco impressionante. 

Sarà pure un Paese in recessione la Spagna, con la disoccupazione al 18% ed un'economia che non tira più: ma a far dimenticare la crisi, che da quelle parti si sente, pensa una squadra che a tratti è poesia del calcio, e che stasera ha presentato in campo 7/11 del Barcellona (compreso il neo-acquisto Villa): forse non è un caso quel gioco che sgorga spontaneo, e infatti sembra importato nello splendido stadio di Durban direttamente dal Camp Nou. 

Così la locomotiva Spagna non tira più in Europa, ma il suo sport continua a primeggiare: alle imprese della sua selezione calcistica devono aggiungersi quelle dei cestisti campioni del mondo e argento ai Giochi di Pechino (con Pau Gasol che vince anche due anelli Nba con i Lakers), il Barcellona campione d'Europa nel calcio e nel basket, le imprese nel tennis di Rafa Nadal (ultima a Wimbledon), e quelle del ciclista Alberto Contador, appena partito per rivincere il Tour de France. Il Mondiale sudafricano di una Spagna che nelle qualificazioni europee aveva vinto dieci match su dieci è la continuazione di una storia che per ora non sembra avere fine. 

La grande sconfitta è la Germania, che finora, a parte l'inciampo con la Serbia (ma proprio qui a Durban anche la Spagna aveva perso una partita, quella d'esordio contro la Svizzera), era stata la protagonista del Mondiale. Nella circostanza ha pagato un atteggiamento di attesa e poco creativo, l'esatto contrario di quanto le chiedeva il ct Joachim Loew. Il processo di maturazione dei suoi giovani non è evidentemente ancora completato. Nel primo tempo la Spagna aveva dominato, non riuscendo però a capitalizzare una superiorità di gioco e possesso palla costante, con la sua ragnatela di passaggi in cui i tedeschi erano rimasti invischiati. 

Di questo era colpevole anche la squadra di Loew, stranamente passiva e senza quell'atteggiamento offensivo ed il pressing che le avevano permesso di trionfare contro inglesi ed argentini. Tutto ciò per la Spagna si era però tradotto in poche occasioni: un colpo di testa di Puyol alto dopo una bella azione di Iniesta, un tiro alto di Sergio Ramos e una bordata di Xabo Alonso a lato. Nella ripresa lo scatenato Pedro seminava il panico al 3' ma Alonso calciava ancora fuori. Due minuti c'era una splendida azione corale con tiro ancora di Alonso, di nuovo fuori. 

Doppia occasione al 13', prima con Pedro, rasoterra respinto, e poi con Iniesta che riprendeva sul rimpallo, metteva in mezzo ma Villa non ci arrivava. Al 24' st l'unica azione offensiva della Germania, con parata decisiva di Casillas sul tiro al volo di Kroos. Ma, come insegna una legge del calcio, era gol sprecato e gol preso, e il 'volo' di Puyol proiettava la Spagna in cima al mondo: per rimanerci non le rimane che battere quella Olanda che non perde dal settembre 2008. Ma la Spagna di stasera, e del 'tique-taca', può sconfiggere anche Sneijder e Robben.

MARCATORE: Puyol al 28’ s.t.

GERMANIA (4-2-3-1): Neuer 6; Lahm 6, Mertesacker 5,5; Friedrich 5,5; Boateng 6 (dal 7’ s.t. Jansen 6); Khedira 5 (dal 35’ s.t. Gomez 5), Schweinsteiger 6; Trochowski 5,5 (dal 17’ s.t. Kroos 6,5), Ozil 5,5; Podolski 6; Klose 5,5. (Wiese, Butt, Badstuber, Marin, Aogo, Tasci, Kiebling, Cacau). All. Loew.

SPAGNA (4-2-3-1): Casillas 7; Sergio Ramos 6,5, Piquè 6,5, Puyol 8, Capdevila 6,5; Busquets 6, Xabi Alonso 6,5 (dal 47’ s.t. Marchena); Iniesta 7,5; Xavi 8; Pedro 7 (dal 40’ s.t. Silva); Villa 6 (dal 36’ s.t. Fernando Torres 6). (Reina, Valdes, Albiol, Arbeloa, Martinez, Navas, Fabregas, Llorente). All. Del Bosque.

ARBITRO: Kassai (Ung).
Nessun cartellino.


Condividi questo articolo su...
 
Semifinale: Uruguay - Olanda 2-3
Scritto da Fabrizio Alla   

uruguay_olanda.jpgIl sogno Celeste è durato 70 minuti, fino a quando Sneijder non ha spinto l'acceleratore, l'Olanda per cinque minuti, a metà ripresa, ha cambiato ritmo  e ha riconquistato il Capo di Buona Speranza. Facendo valere la legge della sua indiscutibile superiorità tecnica ha trovato i due gol che hanno piegato l'Uruguay, chiuso la partita e spedito gli orange verso Johannesburg dove domenica cercheranno di vincere la loro prima Coppa del Mondo. Comunque vada il trofeo resterà in Europa. Quando l'Olanda è in vena, starle dietro è quasi impossibile. Se Sneijder, Robben, Van Persie e Kuyt decidono di palleggiare alla velocità che dicono loro il gol può arrivare ad ogni azione. Il problema principale, però, sono i black out: se giocare per novanta minuti ai ritmi dei momenti di trance sarebbe umanamente impossibile, l'Olanda rischia di pagare le sue distrazioni e il suo eccesso di sufficienza. Il merito di Van Marwijk è quello di aver costruito una rete tattica che, almeno fin qui, ha funzionato abbastanza. Quando i funamboli là davanti pensano più a cullarsi della loro indiscutibile bravura che pensare all'efficienza del sistema, ciò che sta dietro non naufraga. Molto merito anche di Van Bommel che per lunghi momenti della partita deve correre e picchiare per tutti.

L'Olanda va così in finale con merito, ma può rimproverarsi di non saper evitare brividi come quelli nei minuti di recupero, quando tutti pensavano già alla finale, meno Gargano e Pereira che hanno confezionato il gol del 3-2 e posto le premesse per un assedio finale che, buon per l'Olanda, aveva pochissimi minuti per cercare di concretizzarsi. L'Uruguay abbandona il sogno della 'quinta stella' (loro infatti oltre ai due mondiali vinti contano anche le due olimpiadi vinte negli Anni Venti) ma esce dalla corsa senza rimproverarsi niente, con l'orgoglio di chi ci ha provato e si é arreso ad una squadra più forte. Con tutta quell'abbondanza di attaccanti, sbloccare il risultato è toccato a un difensore, Van Bronckhorst, che indovinato un sinistro imprendibile: nei secondi precedenti l'azione andava però fermata per un fallo di Van Bommel non visto da Irmatov. L'Olanda ha a quel punto cominciato a giochicchiare e Diego Forlan l'ha punita con uno straordinario gesto tecnico: ha preso palla spalle alla porta e si è costruito poi un tiro che è valso il pareggio. A Sneijder, sempre più candidato al Pallone d'oro, c'é però voluta una metà ripresa in cui l'Olanda ha rischiato un paio di volte di prendere un'infilata, prima con un tiro di Pereira respinto da Van Bronckhorst con il portiere battuto, poi con una punizione di Forlan. Poi però ha dispiegato il suo talento, impreziosito dall'innesto di Van der Vaart in mediana al posto dell'incontrista De Zeeuw: prima Muslera ha messo una pezza sulla conclusione di Van der Vaart, poi niente ha potuto sulla conclusione di Sneijder, propiziata dal velo di Van Persie in sospetto fuorigioco, né sull'inzuccata di Robben su cross del sempre affidabilissimo Kuyt. A quel punto avrebbe potuto affondare il colpo, ma la tentazione di darsi all'accademia ha fatto perdere cinismo: l'Uruguay ha così avuto la possibilità di tentare il clamoroso sgambetto. Se Johannesburg domenica sera sarà come Città del Capo, l'Olanda potrà godere del fattore campo: il Green point era infatti un enorme macchia arancione con qualche chiazza celeste. Ma per riuscire nell'impresa dove nemmeno Cruijff e i grandi padri del calcio totale non sono riusciti, sprazzi di purissimo talento potrebbero non bastare se intervallati da momenti di scarsa voglia di correre e colpire.


URUGUAY-OLANDA 2-3

Primo tempo 1-1

 

MARCATORI: Van Bronckhorst (O) al 18’, Forlan (U) al 41’ p.t.; Sneijder (O) al 25’, Robben (O) al 27’, M. Pereira (U) al 46’ s.t.

 

URUGUAY (4-4-2): Muslera; M. Pereira, Victorino, Godin, Caceres; Perez, Arevalo Rios, Gargano, A. Pereira (dal 33’ s.t. Abreu); Cavani, Forlan (dal 36’ s.t. S. Fernandez). (Castillo, Silva, Lugano, Eguren, Gonzalez, Scotti, A. Fernandez). All. Tabarez.

 

OLANDA (4-2-3-1): Stekelenburg; Boulahrouz, Heitinga, Mathijsen, Van Bronckhorst; Van Bommel, De Zeeuw (dal 1’ s.t. Van der Vaart); Robben (dal 44’ s.t. Elia), Sneijder, Kuyt; Van Persie. (Vorm, Boschker, Ooijer, Braafheid, Schaars, Afellay, Babel, Huntelaar). All. Van Marwijk.

 

ARBITRO: Irmatov (Uzb).


AMMONITI: Maxi Pereira, Caceres, Boulahrouz, Sneijder.

 

RECUPERO: 2’ p.t., 3’ s.t.

 

SPETTATORI: 62.479.


Condividi questo articolo su...
 


Pagina 1 di 20